I progetti startup vincitori della prima edizione

EVARplanning

Come è nato il progetto

Un risultato ottenuto in tempi record, che ha lasciato incredula la stessa ideatrice di WRAP. Così si può sintetizzare lo stato d’animo della prof.ssa Lisa Elviri che, nella primavera del 2015, dopo un un’esperienza quasi decennale sui materiali a base di chitosano (un polimero molto abbondante in natura e quindi economico) maturata nei laboratori di tecnologia farmaceutica del professor Bettini, dell’Università di Parma, ha cercato di dare un valore aggiunto nel campo della medicina rigenerativa. Tutto questo sfruttando la tecnologia del 3D printing per ottenere un cerotto che fosse più efficace di quelli tradizionali, grazie alla strutturazione tridimensionale del materiale e che favorisse la rigenerazione tissutale, riducendo i tempi di guarigione di ferite croniche (piaghe da diabete, lesioni croniche, piaghe da decubito, ustioni). L’idea si è poi concretizzata, in tempi molto brevi, con l’importante apporto del prof. Marco Silvestri e del dott. Ruben Foresti del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Parma sulla parte tecnologica e dei dott. Annalisa Bianchera e Carlo Bergonzi sulla parte biotecnologica, tutti fondatori, insieme al prof. Bettini, della nuova società. Per il team, partecipare a BioUpper e poter usufruire del periodo di formazione con esperti del settore economico/biotecnologico è stato fondamentale per la crescita e l’acquisizione di competenze non ancora delineate. Conoscenze che si sono tradotte nella stesura di un business plan completo e di valorizzazione del prodotto in un potenziale mercato. Un notevole valore aggiunto è stato poi l’interesse che diverse aziende del territorio emiliano-romagnolo hanno mostrato per il progetto, a seguito della risonanza mediatica legata alla vittoria. Un’esperienza che sta contribuendo a dare fiducia ed entusiasmo ai componenti più giovani del gruppo.

I primi risultati

WRAP è entrato nella fase di costituzione della società e di redazione dei testi tecnici per il deposito del brevetto, che gli garantirà la proprietà intellettuale sulla stampante 3D e le geometrie della medicazione. I lavori stanno inoltre procedendo con lo studio dei materiali e dei test preclinici.

Le partnership per evolvere

Sono stati raccolti diversi contatti per collaborazioni con aziende farmaceutiche e non del territorio emiliano-romagnolo.

I prossimi obiettivi

I prossimi obiettivi saranno: l’attivazione di collaborazioni con dermatologi e diabetologi per consulenze mediche sulla patologia; il miglioramento delle caratteristiche del prototipo di medicazione, in termini di geometria tridimensionale per favorire l’adesione cellulare e la rigenerazione tissutale; un test in vitro ed in vivo preliminari su animali e, sul lungo periodo, anche su pazienti.

Come viene impiegato il voucher

Grazie al voucher Bioupper, WRAP potrà sostenere parte delle spese relative alla costituzione della società, alla creazione del sito WEB, ai depositi dei brevetti e alla costruzione del prototipo di stampante 3D industriale.

Panoxyvir

Come è nato il progetto

Senza il trasferimento di sede del suo laboratorio di Virologia Molecolare e Ricerca Antivirale nel Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche di Orbassano, il prof. David Lembo probabilmente non avrebbe mai conosciuto il prof. Giuseppe Poli, che guida il laboratorio di Patologia Generale nel Dipartimento universitario del San Luigi. E Panoxyvir non sarebbe mai stato ideato. È stata questa, infatti, la molla che ha portato alla creazione dello spray nasale antivirale, in grado di prevenire e curare il raffreddore comune mediante l’innovativo uso di ossisteroli attivi, molecole fisiologiche derivate dall’ossidazione enzimatica del colesterolo da sempre studiate dal prof. Poli. Prima ancora che da questo incontro casuale, però, Panoxyvir trae le sue origini da un’antica leggenda. Si narra che Sant’Antonio Abate curasse una malattia virale, il fuoco di Sant’Antonio appunto, spalmando sulle lesioni il grasso di maiale, una sostanza ricca di colesterolo e di suoi derivati ossidati: gli ossisteroli. Infatti il Santo è sempre raffigurato in compagnia di un maialino.

Mostrando l’iconografia del Santo a Poli, come faceva a lezione con i suoi studenti, Lembo ha avuto un’intuizione: e se i prodotti del colesterolo ossidato fossero stati davvero antivirali e in grado, quindi, di curare anche l’infezione più diffusa al mondo? Intanto i Dottori di Ricerca Valeria Cagno e Andrea Civra maturavano la stessa intuizione ascoltando un seminario organizzato dalla Scuola di Dottorato. È così che è nato il progetto premiato da BioUpper, per il quale i due gruppi di ricerca hanno messo l’uno a disposizione dell’altro le proprie competenze.

Il team ha scoperto che gli ossisteroli svolgono una potente attività nel prevenire e nell’interrompere l’infezione da tutti i tipi di rhinovirus finora analizzati. Questi sono appunto la causa principale del raffreddore. Gli ossisteroli hanno la capacità di modificare transientemente la composizione delle membrane cellulari impedendo al virus di replicarsi. La loro azione, a differenza di altri farmaci, è diretta verso le nostre cellule, non contro il virus, il che rende lo sviluppo di ceppi virali resistenti assai improbabile. In futuro, quindi, basterà spruzzare qualche goccia di Panoxyvir nel cavo nasale per evitare di ritrovarsi ammalati dopo essere entrati in contatto con qualcuno che ha il raffreddore.

I primi risultati

Panoxyvir ha terminato la fase di ricerca e ha iniziato la fase di sviluppo. Quest’anno verrà messa a punto la procedura di sintesi delle molecole e partiranno i test preclinici sul farmaco. Si stima che tra due anni inizieranno le prove sull’uomo. Intanto l’idea miete un successo dopo l’altro alle competizioni per startup: primo premio come miglior progetto per un investimento, secondo SETsquared UK (il più importante incubatore europeo), primo premio della BioInItaly-start-Up Initiative a Torino e vincitrice del premio Bioupper.

Grazie a BioUpper, Panoxyvir ha avuto la possibilità di acquisire strumenti fondamentali e conoscenze strategiche, che hanno permesso di iniziare a costruire una roadmap concreta. Un progetto scientifico si è trasformato in un progetto di impresa.

Le partnership per evolvere

Panoxyvir ha preso contatti con CRO e istituti in grado di portare a termine le attività di ricerca preclinica che si concluderanno nei prossimi 2 anni. In particolare ha già stretto una partnership con Aesica, azienda leader nello sviluppo di API (active pharmaceutical ingredients) per la sintesi delle molecole di 25- e 27-idrossicoloesterolo.

I prossimi obiettivi

I prossimi obiettivi sono: portare a termine lo sviluppo del processo di sintesi delle molecole antivirali; testare l’efficacia su tessuti della mucosa nasale umana e infine valutarne il profilo farmacocinetico.

Come viene impiegato il voucher

Grazie al voucher Bioupper, Panoxyvir potrà dare inizio al processo di sintesi delle molecole antivirali.

WRAP

Come è nato il progetto

Un risultato ottenuto in tempi record, che ha lasciato incredula la stessa ideatrice di WRAP. Così si può sintetizzare lo stato d’animo della prof.ssa Lisa Elviri che, nella primavera del 2015, dopo un un’esperienza quasi decennale sui materiali a base di chitosano (un polimero molto abbondante in natura e quindi economico) maturata nei laboratori di tecnologia farmaceutica del professor Bettini, dell’Università di Parma, ha cercato di dare un valore aggiunto nel campo della medicina rigenerativa. Tutto questo sfruttando la tecnologia del 3D printing per ottenere un cerotto che fosse più efficace di quelli tradizionali, grazie alla strutturazione tridimensionale del materiale e che favorisse la rigenerazione tissutale, riducendo i tempi di guarigione di ferite croniche (piaghe da diabete, lesioni croniche, piaghe da decubito, ustioni). L’idea si è poi concretizzata, in tempi molto brevi, con l’importante apporto del prof. Marco Silvestri e del dott. Ruben Foresti del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Parma sulla parte tecnologica e dei dott. Annalisa Bianchera e Carlo Bergonzi sulla parte biotecnologica, tutti fondatori, insieme al prof. Bettini, della nuova società. Per il team, partecipare a BioUpper e poter usufruire del periodo di formazione con esperti del settore economico/biotecnologico è stato fondamentale per la crescita e l’acquisizione di competenze non ancora delineate. Conoscenze che si sono tradotte nella stesura di un business plan completo e di valorizzazione del prodotto in un potenziale mercato. Un notevole valore aggiunto è stato poi l’interesse che diverse aziende del territorio emiliano-romagnolo hanno mostrato per il progetto, a seguito della risonanza mediatica legata alla vittoria. Un’esperienza che sta contribuendo a dare fiducia ed entusiasmo ai componenti più giovani del gruppo.

I primi risultati

WRAP è entrato nella fase di costituzione della società e di redazione dei testi tecnici per il deposito del brevetto, che gli garantirà la proprietà intellettuale sulla stampante 3D e le geometrie della medicazione. I lavori stanno inoltre procedendo con lo studio dei materiali e dei test preclinici.

Le partnership per evolvere

Sono stati raccolti diversi contatti per collaborazioni con aziende farmaceutiche e non del territorio emiliano-romagnolo.

I prossimi obiettivi

I prossimi obiettivi saranno: l’attivazione di collaborazioni con dermatologi e diabetologi per consulenze mediche sulla patologia; il miglioramento delle caratteristiche del prototipo di medicazione, in termini di geometria tridimensionale per favorire l’adesione cellulare e la rigenerazione tissutale; un test in vitro ed in vivo preliminari su animali e, sul lungo periodo, anche su pazienti.

Come viene impiegato il voucher

Grazie al voucher Bioupper, WRAP potrà sostenere parte delle spese relative alla costituzione della società, alla creazione del sito WEB, ai depositi dei brevetti e alla costruzione del prototipo di stampante 3D industriale.

TEAM IN GARA NELL’EDIZIONE 2015

BioUpper ha rappresentato un’opportunità per tutti i partecipanti. Infatti dei 19 team che sono partiti con la training week, 17 stanno sviluppando la propria progettualità, uscendo dall’ambito della ricerca puramente scientifica, per rispondere a reali esigenze di mercato. Di questi, 12 si sono già costituiti in impresa. Entro i prossimi 6 mesi, quindi, saranno in grado di creare valore aggiunto sul territorio di riferimento, in termini di posti di lavoro e indotto. Sette hanno registrato o esteso il proprio brevetto e 3 sono riusciti a raccogliere capitale attraverso diverse fonti di finanziamento (finanziamenti privati, seed investment e bandi pubblici). Si conferma infine il ruolo fondamentale della rete: il 42% dei team, infatti, ha strutturato delle partnership industriali e strategiche rendendo più efficace il processo di ingresso sul mercato.